Troisi Poeta Massimo, 25 anni senza uno degli attori e registi italiani più amati dal pubblico

Massimo Troisi - Foto Pino Settanni - Archivio Luce

Nel film Il postino, la scena madre della morte del protagonista Mario Ruoppolo ci viene offerta come una “immagine-visione” da vecchio cinegiornale, propostaci dalla fantasia del poeta Neruda. Non appena Don Pablo viene a conoscenza del fatto tragico, il regista ci mostra un primo piano del suo volto turbato e commosso, cui segue la ricostruzione
idealizzata dell’evento. Questo accadeva nella finzione del cinema, ma pochi mesi prima che Il postino venisse distribuito nelle sale, nel giugno del 1994 la vita crudelmente volle specchiarsi in quel drammatico epilogo e Massimo Troisi concluse la sua esistenza terrena a soli quarantuno anni, a causa di un fatale attacco cardiaco.

MASSIMO TROISI

Quando milioni di italiani appresero dai notiziari della scomparsa di quell’attore dal talento tanto speciale, soprannominato «il comico dei sentimenti» o il «Pulcinella senza maschera», istintivo «erede di Eduardo De Filippo e di Totò», accostato finanche a Buster Keaton e a Woody Allen, la sensazione di aver perso non solo un grandissimo interprete, ma una persona cara fu comune a tanti.

L’ESORDIO CON RICOMINCIO DA TRE
Troisi, nato a San Giorgio a Cremano, alle falde del Vesuvio, si era fatto amare per la sua autoironia, per quella sua capacità di aver dato una voce intelligente ai dubbi, alle incertezze, ai timori dei ragazzi che avevano visto fallire i grandi ideali e cercavano una via
di fuga dai luoghi stagnanti della loro “terra-casa-famiglia”, tramutando il disagio in una possibilità di reazione positiva nei confronti dell’esistenza. Dopo anni dedicati al teatro-cabaret e alla televisione, insieme agli amici Decaro e Arena, Massimo si rese conto che poteva affrontare una carriera nel cinema anche da solista, in primo luogo rifiutando partecipazioni a commedie ormai logore, che nei primi anni ‘80 si adagiavano per lo più su
stereotipi e facili volgarità, accettando il rischio di interpretare e anche di dirigere un film con un soggetto da lui stesso elaborato (insieme alla fida collaboratrice Anna Pavignano).

Massimo Troisi "La Smorfia: Annunciazione"

«Annunciaziò! Annunciaziò! Tu Marì, Marì, fai il figlio di Salvatore, Gabriele ti ha dato la buona notizia…»È impossibile non continuare a ridere con questo memorabile sketch 😂Ettore Radio2 racconta Massimo Troisi, dalle 19.45 alle 21.00 con Michele Dalai 📻

Publiée par Radio2 sur Samedi 7 avril 2018

All’epoca dichiarava: «Sono completamente cosciente dei miei limiti: prima di Ricomincio da tre non avevo mai fatto nemmeno le fotografie». Fulvio Lucisano, co-produttore (con Mauro Berardi) e distributore, ricorda che portò il film in prima proiezione a Messina, quando altrove nessuno era interessato: la reazione del pubblico fu entusiasmante e il titolo riscosse poi un successo clamoroso dal Nord al Sud Italia, risultando ancora oggi quello rimasto più a lungo nelle nostre sale, ben 43 settimane
consecutive. Costato poco, incassò circa 15 miliardi di lire e Troisi si aggiudicò premi e riconoscimenti sia per l’interpretazione, che per la regia in veste di “miglior esordiente”.

L’UMORISMO E LA GRAZIA
In Ricomincio da tre ci sono già tutti i temi che resteranno fissi nei suoi lavori successivi: la problematicità del rapporto di coppia, l’impossibilità dei miracoli pur tuttavia evocati, l’amicizia virile tra generosità e soffocanti derive. Pur offrendo situazioni umoristiche continue (tra tutte ci piace ricordare gli incontri con i “pazzi” Messeri e Mirabella, o anche con il disadattato Robertino interpretato mirabilmente da Renato Scarpa), la grazia con la quale Troisi descrive il suo innamoramento con l’infermiera Marta (Fiorenza Marchegiani), le sue ansie (indimenticabile il monologo allo specchio a seguito della notizia del tradimento) e alla fine l’accettazione di una dubbia paternità sono l’indice di quanto abile sia stato nel far coesistere una impetuosa comicità con annotazioni tutt’altro che ovvie sui rapporti interpersonali.

Continua a leggere l’omaggio a Massimo Troisi sul numero di giugno di Ciak!