Vita segreta di Maria Capasso, il noir con Luisa Ranieri su un’estetista che diventa criminale

Determinata sino a diventare spietata. Disposta a tutto pur di proteggere la famiglia. Caparbia, volitiva e risoluta. È una donna che, messa con le spalle al muro, reagisce con fermezza e tenacia, trasformandosi presto in una dark lady da film noir degli anni Cinquanta. Il suo nome è Maria Capasso, la sua storia è narrata nel nuovo film scritto e diretto da Salvatore Piscicelli (già dietro la macchina da presa de Il corpo dell’anima e Alla fine della notte), dal titolo Vita segreta di Maria Capasso, al cinema dal 18 luglio, prodotto da Palomar e Zocotoco con Vision Distribution. Protagonista della pellicola (tratta dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso Piscicelli) è un’intensa e credibile Luisa Ranieri, capace di trasformarsi da una tranquilla e rispettabile estetista della periferia napoletana, in una donna capace di commettere crimini e nefandezze di vario tipo.

Luisa Ranieri al Festival di Benevento

Maria Capasso: da estetista a corriere della droga

All’inizio del film la vediamo rivolgersi direttamente agli spettatori, per presentarsi e in qualche modo mettere le mani avanti: «Mi chiamo Maria Capasso e ve lo dico papale papale: non mi interessa niente di quello che la gente può pensare di me. Ho agito per amore e tanto basta».

Un filo di trucco, abbigliamento semplice e aria decorosa ma un po’ dimessa, la donna ci introduce subito nel suo mondo, fatto di lavoro presso un centro estetico, dei due figli da accudire e crescere, e di un marito che ama e di cui si prende cura. Ben presto scopriamo, insieme a lei, che l‘uomo è affetto da una grave malattia; Maria non si lascia abbattere dal tragico evento che incombe, e inizia a frequentare Gennaro (Daniele Russo), ricco proprietario di un autosalone che si offre di darle una mano dal punto di vista economico.

Ben presto la frequentazione si trasforma in una relazione stabile, e il coinvolgimento diventa professionale oltre che emotivo: infatti una volta diventata vedova, a Maria Capasso, Gennaro propone di fare da corriere della droga, per un carico da trasportare in Svizzera. Da lì in avanti inizia per la donna una progressiva discesa agli inferi, che la condurrà a compiere nefandezze sempre più grandi. Il tutto (a suo dire) per non perdere lo status sociale faticosamente conquistato, e per dare a sé stessa e ai figli una vita decorosa e agiata.

Il regista e Luisa Ranieri sul set

Intervista al regista, Salvatore Piscicelli

Dopo sedici anni di assenza dai grandi schermi, il cineasta Salvatore Piscicelli (riconosciuto come il padre della nouvelle vague partenopea degli anni Ottanta) porta al cinema una storia attuale, tratta dal suo stesso romanzo pubblicato nel 2013. «La storia non è ispirata a fatti di cronaca specifici ma ovviamente fa riferimento a una precisa realtà sociale», dice il regista. «Mi interessava riflettere su quella sorta di zona grigia dove la criminalità organizzata intreccia rapporti con settori della più insospettabile società civile, e mi interessava farlo attraverso un personaggio femminile come cartina al tornasole per capire certe trasformazioni che sono intervenute negli ultimi anni, a Napoli e non solo».

Luisa Ranieri incarna magnificamente Maria Capasso, donna determinata e tosta, disposta a fare di tutto per preservare la famiglia e la propria condizione sociale. «L’idea che mi sono fatta di Maria Capasso è quella di una donna di oggi, che vive quotidianamente le difficoltà di una società come la nostra che non garantisce welfare. La classe media viene meno e lei si trova con le spalle al muro e tre figli, con la difficoltà di andare avanti e la possibilità di andare indietro, di finire nel baratro insieme ai tre figli che deve crescere. Per questo pian piano di trasforma, coglie delle opportunità che sono illegali ma sono anche l’unica possibilità che lei ha per mettere immediatamente a posto le sue finanze, avendo perso il marito. È come se arrancasse, spalle al muro, verso la sopravvivenza, fino a che qualcosa in lei cambia. In questo film si parla della cattiveria che viene fuori dalla difficoltà, dal non sentirsi garantiti in quanto cittadini di un paese».

Una scelta perfetta, quella di Luisa Ranieri, attrice che il regista Piscicelli aveva in mente già in fase di elaborazione della sceneggiatura: «Fin da quando è uscito il romanzo e mi sono posto il problema di farne un film, ho pensato a Luisa Ranieri (anche se non la conoscevo personalmente) come l’interprete ideale per il personaggio di Maria. Le racconto un episodio: grazie a un amico comune le ho fatto avere la sceneggiatura. Qualche giorno dopo è squillato il telefono e una voce femminile ha esordito così: “Ciao Salvatore, sono Maria Capasso!” Era Luisa, naturalmente. Questo per dire che fin dall’inizio lei ha aderito d’istinto al personaggio, l’ha sentito da subito come suo, e questo ha reso tutto più facile. Dopodiché, secondo la mia prassi usuale, abbiamo fatto un paio di letture del copione analizzando tutte le sfaccettature del personaggio scena per scena, e poi sul set c’è stato un dialogo continuo. E’ stato tutto molto semplice, grazie a questa istintiva identificazione col personaggio da parte di Luisa.

Vita segreta di Maria Capasso

Luisa Ranieri: «La mia Maria Capasso»

Vita segreta di Maria Capasso è un film che usa Napoli anche per raccontare (attraverso i luoghi che fanno da sfondo alla vicenda) l’ascesa sociale della protagonista. Ci sono i quartieri proletari e quelli borghesi, e c’è tutta la vitalità della città che ha dato i natali sia a Ranieri che a Piscicelli. Ma secondo Luisa, alias Maria Capasso, questa storia avrebbe potuto essere ambientata anche in un’altra città. «Quando ho letto la sceneggiatura ho subito pensato che fosse una storia che si poteva raccontare in qualsiasi parte d’Italia: poteva essere una periferia Milanese e il centro di Milano, o il centro di Venezia e la periferia veneta», afferma l’attrice. «Quello che fa veramente paura, che si evidenzia da questo film, è che una certa parte di classe media che prima viveva bene piano piano scivola nel degrado e nella povertà. È questa secondo me la chiave del film. Napoli è una città molto importante perché, essendo una città così bella (con i suoi panorami, le sue viste, le aperture che ci sono verso la bellezza), i suoi luoghi hanno un peso nell’immagine del film. È una città che ha una sua bellezza e una sua contraddizione.

Un occhio al noir

Il film ha uno stile narrativo e un modo di raccontare che si avvicinano molto ai film noir degli anni Cinquanta, modello di riferimento preciso per il regista Salvatore Piscicelli: «Vita segreta di Maria Capasso rappresenta una mia personale declinazione del noir. Ed è vero che un po’ mi sono ispirato ai modelli classici, americani nella fattispecie, degli anni Cinquanta. Per due aspetti in particolare: per l’asciuttezza e la stringatezza narrativa di quei vecchi film, frutto di un sapiente uso dell’ellissi, e poi per il rifiuto di edulcorare la materia narrativa. La scrittura del film è fondamentalmente classica. Su questa base, l’uso abbastanza frequente della macchina a mano, certi rapidi piani sequenza, certe improvvise rotture di montaggio si configurano come dei piccoli slittamenti dalle forme più classiche: per rafforzare a volte la tensione di certi snodi, per creare come delle increspature nel linguaggio del film… Ma senza mai comprometterne la piena leggibilità».

Un personaggio difficile, pieno di ombre, facilmente criticabile, quello di Maria Capasso. Un ruolo che Luisa Ranieri ha affrontato con grande passione e dedizione. «Maria Capasso non è un personaggio eticamente condivisibile. Quello che rimane, e che secondo me è il messaggio più profondo del film, è che una persona (uomo o donna che sia) messa con le spalle al muro, senza un welfare, senza una società che si faccia carico delle sue creature, può scivolare nell’illegalità. La verità è che la delinquenza dilaga perché è molto difficile tenere la barra dritta quando non ci sono determinati strumenti. La riflessione da fare è su quanto sia importante che ci sia tutta l’altra parte affinché la società sia sana!».

Martina Riva