Walter Veltroni racconta “Stranger Things”

Undici, il volto di Millie Bobby Brown e quelle citazioni infinite: Walter Veltroni e la folgorazione per Stranger Things

Se esistesse un premio Nobel per la recitazione credo che dovrebbe essere assegnato a una bambina americana che si chiama Millie Bobby Brown. Ora ha tredici anni, ma credo ne avesse undici quando ha girato la serie Stranger Things (la trovate su Netflix, nda). Undici, come il nome del suo personaggio. Eleven è una bambina rapita da piccola e usata per terribili esperimenti in una oscura centrale segreta americana. Siamo negli anni Ottanta, nel tempo del confronto tra l’America di Reagan e “l’impero del male” sovietico non ancora sbriciolato dal vento di libertà del 1989. La serie è strepitosa. È una macchina di emozioni fortissime: paure, sorrisi, tensione, indignazione civile. La storia ha al centro un gruppetto di bambini di  Hawkins, cittadina immaginaria della provincia americana. I bambini sono una delle infinite citazioni del cinema anni Ottanta racchiuse nella serie. Sembrano quelli del capolavoro Stand By Me. Vanno in bicicletta in scenari che ricordano direttamente quelli di E.T. di Spielberg. L’atmosfera richiama quella de I Goonies di Richard Donner.

I quattro amici sono un po’ sfigati. Uno, l’irresistibile Dustin, è interpretato da un cicciotellissimo attore di origine italiana. Gli mancano i denti davanti e ha un cognome che profuma di cinema, si chiama Matarazzo. Gli altri sono bruttini, il bambino protagonista maschile ha un padre completamente deficiente e una sorella non bella ma appassionata d’amore. Uno di loro sparisce, di ritorno da una sessione di gioco. La sua bicicletta viene ritrovata giorni dopo, nel bosco che costeggia il centro di esperimenti segreti. Il bimbo sparito ha un madre che sembra fragile e spaesata, interpretata da una fantastica Winona Ryder. Lei non rinuncia a cercarlo anche quando qualcosa che sembra suo figlio viene trovato in fondo a un lago. E qui ci fermiamo, per evitare l’effetto spoiler. Vale solo la pena di dire che si troveranno altre citazioni lungo le varie puntate: Nightmare, il cinema di Carpenter, a cominciare da La Cosa.

La storia è tutta attraversata da una specie di devozione letteraria nei confronti di Stephen King al quale sono dedicate, di sfuggita, un‘inquadratura della copertina di un suo libro e molteplici citazioni estetiche e narrative. I ragazzi che hanno ideato la serie, i fratelli Duffer, nati nel 1984, hanno visto tanto cinema e tanta buona televisione di allora, come Twin Peaks. Tutte immagini delle quali hanno nostalgia, pur non avendole vissute in contemporanea. Essi stessi hanno detto di essersi però ispirati, in partenza, a un film di questi anni: il magnifico Prisoners di Denis Villeneuve del quale, su queste colonne, abbiamo parlato in termini entusiastici. Non è solo l’idea della sparizione di un bambino e del vuoto intollerabile che essa comporta, ma l’atmosfera costruita e la dimensione algida di certi luoghi. Il mondo, in Stranger Things, ha un sottosopra. Guardando quello che accade si è portati spesso a pensarlo, nella realtà. Ma ricordatevi di avvertire Stoccolma che preparino un bel premio per Eleven. Se lo merita, Millie Bobby Brown, la più grande attrice contemporanea.

Walter Veltroni