Altered Carbon, Laeta Kalogridis: “La mia serie non è ispirata a Blade Runner ma a Humphrey Bogart”

La sceneggiatrice ha raccontato a Ciak molti dettagli sullo show con protagonisti Joel Kinnaman e Martha Higareda. Disponibile dal 2 febbraio su Netflix

Altered Carbon è la nuova e spettacolare serie di Netflix, disponibile online dal 2 febbraio. Nei dieci episodi della prima stagione, il pubblico viene catapultato in un futuro dove la tecnologia ha sconfitto la morte. I protagonisti sono il misterioso Takeshi Kovacs, interpretato da Joel Kinnaman, e l’inflessibile detective Kristin Ortega, a cui presta il volto Martha Higareda. Tra straordinari effetti speciali, adrenaliniche scene d’azione e inquietanti riflessioni sul futuro, la vera anima dello show è la creatrice Laeta Kalogridis, che ha raccontato a Ciak molti dettagli sulla serie cyberpunk più attesa del 2018.

Si è ispirata a Blade Runner per creare la Bay City di Altered Carbon?
Più che al film di Ridley Scott, mi sono molto ispirata ai racconti di Philip K. Dick e William Gibson. Le opere di questi brillanti scrittori sono all’origine della mia Bay City, una città carica di atmosfere noir.

La storia si basa su un’idea intrigante: in futuro le coscienze umane saranno digitalizzate, mentre i corpidiventeranno intercambiabili, così le persone vivranno in eterno. Come influisce sui personaggi l’assenza della morte?
Il processo che permette alle persone di vivere per sempre è molto costoso. È un privilegio per i più ricchi. I personaggi devono fare i conti con un mondo in cui il mito della tecnologia equamente distribuita ha generato una condizione di disuguaglianza.

Lo show offre una visione molto cupa del futuro. Voleva spaventare il pubblico o c’è un po’ di speranza?
Lo show rispecchia le mie paure, ma anche quelle di Richard K. Morgan, l’autore del romanzo Bay City all’origine di Altered Carbon. Questa serie tv, proprio come Black Mirror, offre la possibilità di riflettere sulle conseguenze impreviste e pervasive dello sviluppo tecnologico.

Nel mondo di Altered Carbon anche il senso della giustizia è distorto. Per esempio, la digitalizzazione delle coscienze permette a una bambina uccisa di ritornare in vita nel corpo di una settantenne. Nell’indifferenza generale l’unica persona che ha un proprio codice etico è la detective Kristin Ortega. Perché ha affidato questo ruolo a una donna?
La detective Ortega è la bussola morale della storia insieme a Quellcrist Falconer (Renée Elise Goldsberry). Le due donne hanno un’importanza fondamentale nella serie, ma non voglio rivelare troppo. Sono molto orgogliosa di loro. Questo è uno dei vantaggi di raccontare storie sci-fi: sei libera di creare ruoli innovativi per le donne senza importi dei limiti per essere fedele alla realtà.

Il rude e solitario Takeshi Kovacs sembra uscito da un vecchio film western. É un cowboy futuristico?
Takeshi è un misterioso straniero che arriva in città sullo stile de Il cavaliere della valle solitaria. Ma il mio modello di riferimento è stato Philip Marlowe, l’eroe noir creato da Humphrey Bogart ne Il grande sonno: un uomo acuto, dotato di un sarcasmo pungente, con un sguardo duro e cinico sul mondo.

Qual è stata la sfida più grande che ha dovuto affrontare come showrunner di Altered Carbon?
Uno showrunner deve seguire un progetto in ogni fase. È un compito complesso. Devi occuparti della sceneggiatura, delle riprese, del cast, ma anche della postproduzione. Bisogna controllare ogni dettaglio. A volte rischi di sentirti sopraffatto. Ma ho visto che
sul set tutti hanno dato il massimo per lavorare al meglio e mi ritengo molto fortunata: a differenza degli attori, io non mi sono dovuta sottoporre a faticose ore di allenamento per preparare tutte le sequenze di combattimento!